Può il teatro abbattere le barriere del carcere e trasformare la reclusione in un’occasione di incontro, consapevolezza e rinascita? A Milano Opera, il palcoscenico diventa uno spazio di libertà e confronto con l’ottava edizione di «Prova a sollevarti dal suolo», il Festival di Teatro e Teatro Carcere in programma fino al 26 novembre 2026. Spettacoli che affrontano temi urgenti come la violenza di genere, lo sfruttamento minorile e la crisi ambientale, mettendo al centro il valore della persona e la possibilità di cambiare.
Il festival trae il suo titolo da una nota frase di Giorgio Gaber contenuta nel brano “La leggerezza”.
Alla guida della rassegna c’è la regista e drammaturga Ivana Trettel, che da più di 18 anni lavora in teatro con i detenuti del circuito di media sicurezza del carcere milanese.

Il festival, sostenuto dall’Otto per Mille della Chiesa Valdese, patrocinato dal Comune di Milano e parte della rete nazionale “Per Aspera ad Astra”, rappresenta un’occasione unica di partecipazione culturale all’interno di un luogo di reclusione, affermando con forza il profondo valore dell’essere umano, considerato nella sua essenza.
Dopo “Al posto suo” della CompagniaTeatRing, una commedia provocatoria e di critica sociale, andato in scena lo scorso 15 ottobre, il secondo appuntamento, “Selvatico Ancestrale”, in calendario per il 29 ottobre, vedrà in scena la compagnia residente Opera Liquida con la neonata compagnia teatrale degli Esternauti, formata da persone che hanno vissuto l’esperienza detentiva.
Si tratta di un lavoro drammaturgico corale firmato da Alessandro Arisio, Vittorio Mantovani, Christopher Santos e Ivana Trettel, che ne cura anche la regia.
Grazie alla guida dei professionisti di Opera Liquida, i detenuti partecipano all’allestimento dello spettacolo come tecnici e maestranze, rendendo il teatro un’esperienza concreta di formazione e riscatto.
Protagonisti dello spettacolo sono forme di vita apparentemente semplici e marginali – come un filo d’erba, un albero o un’ape – trasformate nei cardini di un progetto teatrale che fonde recitazione, fotografia, arte cinetica e inclusione sociale. Il lavoro affronta il tema dell’emergenza climatica e si interroga sul legame complesso tra l’essere umano e la natura.
Lo spettacolo integra inoltre le fotografie scattate da Giuditta Pellegrini nelle foreste di tutto il mondo, riprodotte sui costumi ideati da Salvatore Vignola. La scenografia include l’installazione cinetica “Strutturazione Tricroma” (1964) dell’artista Giovanni Anceschi, riadattata per creare uno spazio scenico immersivo.

La rassegna prosegue il 12 novembre con “Lo sciopero delle bambine. L’eroicomica impresa del 1902”di PEM Habitat Teatrali, diretto da Enrico Messina e interpretato da Rita Pelusio e Rossana Mola. La narrazione è costruita partendo dallo sciopero del giugno 1902 organizzato a Milano dalle cosiddette “piscinine”, giovani apprendiste-sarte di età compresa tra i 6 e i 13 anni, sottopagate e prive di qualsiasi diritto. Lo spettacolo ricostruisce la storica protesta contro lo sfruttamento del lavoro infantile e femminile.
La vicenda viene narrata dal punto di vista satirico e disincantato di due piccioni che osservano la protesta, trasformando il dramma storico in un racconto d’attualità sui diritti del lavoro.
A chiudere la rassegna il 26 novembre sarà ancora Opera Liquida con il riallestimento di uno dei suoi lavori più significativi, “Undicesimo comandamento: uccidi chi non ti ama”, per la regia di Ivana Trettel. Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Elena Mearini e arricchito dai testi scritti dagli stessi detenuti, lo spettacolo vede sul palco gli attori reclusi affiancati da Michelangiola Barbieri Torriani. Attraverso un forte impatto emotivo, lo spettacolo di Opera Liquida porta in scena le diverse sfaccettature della violenza e dell’indifferenza sociale. Calandosi nei panni di vittime, carnefici e spettatori indifferenti, gli attori esplorano anche i soprusi minori e quotidiani, offrendo un contributo fondamentale per sensibilizzare il pubblico e sollecitare la difesa delle donne attraverso la legge. Un lavoro intenso che si configura come una sorta di vero e proprio manifesto artistico e sociale contro la violenza sulle donne.

Il festival “Prova a sollevarti dal suolo” e l’esperienza degli Esternauti testimoniano il profondo potere rigenerativo del palcoscenico. L’attività di Opera Liquida all’interno della Casa di Reclusione di Milano-Opera unisce il pubblico interno ed esterno, favorendo l’inclusione e abbattendo i pregiudizi. Per chi ha vissuto l’esperienza detentiva, il teatro diventa una rigorosa disciplina, un impegno di responsabilità e un’opportunità concreta di ridefinire la propria presenza nel mondo. Per gli spettatori un’importante occasione di incontro e relazione attraverso la fruizione di proposte culturali di alto valore sociale.
È la dimostrazione tangibile di come la cultura, la bellezza e la cooperazione possano trasformarsi in una reale occasione di autonomia, riscatto e libertà. Non una semplice manifestazione artistica, ma un vero e proprio veicolo di cambiamento.
Trattandosi di un evento all’interno dell’istituto penitenziario, la partecipazione è riservata a un pubblico maggiorenne ed è strettamente subordinata all’accreditamento online tramite il sito www.operaliquida.org, da completare con almeno 10-11 giorni di anticipo per consentire i controlli d’accesso, che richiedono la presenza all’ingresso 40 minuti prima dell’inizio dello spettacolo.
Per informazioni e prenotazioni è possibile visitare il sito www.operaliquida.org o scrivere all’indirizzo e-mail [email protected].
Alessandra Lubello


