Klaus Walter, il musicista vero dei monti altoatesini che preferisce suonare in strada

Questa è la storia di Klaus Walter, musicista vero, nato nei monti altoatesini. Storia di una vita dura, complessa, affascinante. La parola a lui, che ogni giorno, nella piazza grande di Bolzano, suona una piccola orchestra fatta tutta da lui.

L’INIZIO

Non avevamo la radio, quasi non avevamo da mangiare. Dei contadini avevano compassione e ci davano verdure, frutta, uova e patate; ci hanno perfino regalato vestiti e scarpe. Io ascoltavo la banda militare, osservavo gli strumenti durante i concerti delle feste campestri, mi chiedevo come funzionassero, com’erano fatti. Mia mamma, che non ha mai capito la musica, mi diceva che erano tutti uguali, ma io pensavo che non era possibile perché ognuno aveva un suo suono. Di nascosto ho guardato gli spartiti e ho visto che erano diversi. Forse gli strumenti inventavano?

Io l’amavo tanto, la. musica! Attorno ai sei anni ho visto suonare la fisarmonica e ho chiesto a mamma di impararla. Lei ha detto no, non abbiamo soldi, non possiamo, siamo troppo poveri.

Mia mamma era molto violenta, mentre papà era dolcissimo. Lui lavorava come contadino, riusciva a portare a casa solo qualche patata. A sette anni, d’estate, sono andato a pascolare: così avevo da mangiare. Allora sempre ascoltavo la radio, mi piaceva tanto la musica folkloristica. Tutto il giorno avevo in testa le melodie e cantavo: avevo voce da soprano quando ero bambino. Un contadino aveva una fisarmonica vecchissima, che quasi non funzionava. Io me la sono messa a rovescio…non sapevo come funzionava! Ho studiato il suono dei tasti e accompagnavo gli jodler suonando i bassi con la mano destra. Ma pensavo: possibile che non si possa riparare? Già allora volevo riparare gli strumenti, che è poi diventato il mio mestiere.

Poi sono andato in un laboratorio per imparare a riparare; il padrone era alcoolizzato, non poteva lavorare bene: ho imparato da solo, studiando come sono fatti gli strumenti.

Attorno ai tredici anni ho chiesto ancora, invano, a mamma di studiare fisarmonica.

Mi piaceva anche il clarinetto; ho chiesto alla banda se c’erano clarinettisti. Per fortuna ho potuto imparare da uno simpatico che suonava in banda, che mi ha insegnato bene clarinetto. Diceva: ”guarda che sei uno eccezionale, suoni tutto subito”. A sette anni avevo un amico che suonava il flauto dolce, anche se non l’avevo mai visto, ho capito subito come suonarlo, a orecchio.

La sua mamma è venuta a vedere chi suonava…suo figlio non era capace di suonare come me. “Ma tu hai studiato”? “No, è la prima volta”. “Sei eccezionale”. Quando ho finito la scuola media quella signora ha chiesto al negozio di strumenti se servisse un allievo. Le devo molta gratitudine! Io non avevo il coraggio di chiedere.

PAURA

Sì, io avevo paura. Paura della gente, non ero quasi capace di vivere, da quando ero stato abusato dal prete.

Solo la passione per musica mi ridava la voglia di vivere. Quando pascolavo, sempre il parroco veniva… Dopo alcune settimane mi sono nascosto sugli alberi e il parroco non mi trovava più. Ho Imparato bene il flauto dolce e l’armonica a bocca stando sugli alberi!

Io perdono sempre, anche il prete che mi ha violentato. In seguito, 78 ragazzi hanno raccontato di essere stati abusati. Anch’io ho raccontato, ma tanti invece non si sono fidati e hanno taciuto. Poi alcuni preti sono venuti a scusarsi. Però i preti pedofilli non li hanno bloccati, spostati ma non bloccati.

Da bambino pensi che è colpa tua, che fai cose sessuali proibite. Io da bambino non ho capito cosa voleva fare, ho pensato che non ero normale. Ho capito dopo, erano cose terribili. Guarisci anche a scrivere canzoni, suonare è la migliore terapia, la musica che piace dà gioia e la gioia ritorna. Ho scritto canzoni anche per chi è stato abusato.

Tutto il giorno ascoltavo i campanacci delle mucche, le contavo e riconoscevo a seconda del suono. “Non scappate, non posso più venir giù dagli alberi!”

Adesso suono i campanacci, per ricordo.

TALENTO E FORZA

Tornando al laboratorio, il maestro ha visto che imparavo subito e mi ha bloccato: era geloso. Quando era ubriaco era anche cattivo, mi ha dato pugni, mi ha lanciato il coltello. Mi picchiava, diceva che ero scemo, che non avevo orecchio. Che ero sordo! Allora ho fatto una visita e hanno certificato che sentivo al cento per cento. Così il padrone mi ha fatto continuare. Ho cercato di imparare più possibile. Mi ha mandato anche a Castelfidardo per due settimane, poi a Parigi dove fabbricavano clarinetti, poi in Germania dove fabbricavano trombe e tromboni, e infine una fabbrica di chitarre e liuti. È stato molto bello, ho cercato di imparare al massimo. Dopo tre anni però ero distrutto: il mio insegnante era sempre più violento. Una volta l’ho raccontato a mamma e lei mi ha costretto ad andar via, mi ha mandato a fare il falegname! Così ci fai finestre e porte. È andata lei dal padrone a dire che non avrei più lavorato lì.

FAMIGLIA

Non potevo neppure suonare a casa (Disturbi papà…).

Era molto cattiva con papà. Lo mandava in stalla a dormire, sulle foglie e sulla paglia per le mucche.

Mio papà era tanto buono, ed era pacifista. Non voleva andare in guerra, non poteva ammazzare ragazzi come lui…Però è andato, perché l’hanno minacciato di far imprigionare la famiglia. Solo che non sparava mai e l’hanno condannato a morte. È sopravvissuto grazie ai partigiani. Non aveva paura, diceva: io non uccido nessuno, piuttosto uccidete me.

Non ha mai risposto male alla mamma, che era violenta, folle. L’ha anche aspettato col coltello. Fuori di sé. Diceva: per che cosa vivete tu e papà, siete solo al mondo a farmi del male. Ancora oggi non la finisce mai. Io le ho perdonato.

FALEGNAME

Come falegname ho lavorato due anni e mezzo. Il padrone, che era di Berlino, era stato comandante delle SS. L’hanno cercato gli americani dopo la guerra. Si è nascosto nel nostro paese. Con me era buono, io lavoravo tanto. Loro erano costretti a fare del male, non sempre erano cattivi. Erano cresciuti così, con il male, con la gioventù di Hitler, convinti che quello che Hitler faceva era giusto. A sessant’anni diceva ancora che per chi rubava ci voleva un Hitler piccolino che avrebbe fatto sparire quelle cose.

Io sono pacifista, contro ogni violenza, io non rispondo mai male, io sorrido sempre anche se mi dicono cose cattive.

Poi il padrone a sessantatré anni è morto. Più tardi sono andato a comprare uno strumento nel negozio dove avevo lavorato, sono ritornato dopo 19 anni. C’era ancora il maestro, ha provato ancora a maltrattarmi ma io ero forte e lui debole, ed era sempre ubriaco. Ho resistito, ho fatto i suoi lavori e ho imparato da solo a far bene i clarinetti, a revisionare flauti. Lui col tempo è diventato barbone, chiedeva l’elemosina. Io ho continuato a lavorare tantissimo.

MUSICA, MUSICA

Quanto alla musica, ho suonato nella banda, ho scritto spartiti per gli altri strumenti.

A 17 anni ho formato un gruppo tirolese di sei persone, si faceva musica folkloristica, era bellissimo. Ho suonato anche la chitarra, ho sempre imparato subito solo vedendo come uno suonava. Chitarra, poi clarinetto, sassofono; poi mancava il basso e ho imparato il basso oltre al flauto traverso. Poi è morto il fisarmonicista. e mi sono messo in macchina un nastro di musica e ho imparato dai nastri. Ho preso solo due ore di lezione, poi non avevo più soldi. Ho ascoltato e provato la fisarmonica. Dopo cinque mesi, il primo spettacolo, e ballavano. Ho suonato io, era molto difficile, mi faceva male la mano. Erano pezzi difficili, ho studiato da matti, ero emozionato avevo timore di sbagliare.

Per quindici anni ho suonato la fisarmonica, nel gruppo Dolomiten. Poi ho imparato da solo la pianola elettronica e ho cantato un po’, non come solista, la mia voce non era abbastanza forte, ma come seconda voce, con gran successo. Ho registrato due dischi.

Ho scritto io i brani, musica per tromba, per sax, ho scritto tutto a mano, spartito e testi: 24 canzoni dei paesi delle montagne.

COMPONGO

La contadina di quando pascolavo era molto buona, aveva capito che avevo una mamma cattiva. Ho scritto una canzone per lei, gliel’ho cantata con la cetra: ha pianto.

Ho scritto parecchie canzoni, anche per i presidenti dell’Alto Adige, anche per Staller che era il mio miglior amico, pacifista anche lui. Nel ‘44 doveva andare in Russia e ha detto no non vado! Come faccio a uccidere ragazzi come me. Si è nascosto nelle malghe del Sarentino. Poi gli han detto che l’avrebbero incarcerato ma ha resistito. Allora il generale gli ha gridato “Sei condannato a morte”, e lui ha risposto: uccidetemi. Pensavano crollasse, invece pregava sempre, se mi uccidete fa niente. Ma aveva 19 anni e non potevano condannare un minorenne. Gli han dato 20 anni di campo di concentramento, a Dachau. Lui non sapeva che esistesse quel campo. La polizia militare l’ha portato in treno ed era così terribile che ha pensato: meglio se mi ammazzavano. Ha scritto un libro anche in italiano, indimenticabile Franz Staller.

Confezionava i costumi tirolesi, l’aquila con le piume dei pavoni. È morto dieci anni fa a 90 anni. Ho scritto una canzone con tutta la sua storia con la cetra. Gliel’ho cantata, anche al suo compleanno, piangeva. Anche quando stava morendo gli ho cantato, era tranquillo.

Il presidente Napolitano gli ha scritto una lettera perché è stato un esempio per la pace.

Ho scritto anche un inno italiano tutto pacifista. Gli inni sono ancora violenti, vogliono dimostrare che in guerra vinciamo noi, che siamo forti…

Ho scritto parecchie canzoni” e un libro” il tipo si chiama Franz Thaller

UN EPISODIO INTERESSANTE

Ho scritto una canzone anche per mio fratello, che aveva un anno più di me, ed era direttore del sindacato. Ha avuto l’Alzheimer. Era andato nel bosco da solo, l’hanno cercato: con cani, con elicotteri. Mai più trovato. Dopo nove mesi. uno dei vigili arrampicandosi l’ha visto per caso in una cascata, seduto a metà nell’acqua. È morto di fame.

Ho scritto una canzone, cantata al funerale, anche in italiano.

Però mio fratello cercava di dimenticare, io no. Se vuoi dimenticare ti ammali. Lui non parlava mai della nostra gioventù.

LA PIAZZA

Poi a 40 anni ho dovuto smettere di suonare col mio complesso, dopo esserci esibiti in tutt’Europa. Erano tutti più vecchi di me e hanno smesso.

Allora ho provato a suonare da solo per strada, In piazza, nel 2000, con lo zither, imparato da solo.

Ci voleva tutto il coraggio; prima vicino a via Bottai, poi in piazza Municipio, alla fine… ho il coraggio di andare in piazza Walter? No! Mi sono messo la mano sulla schiena e ho spinto me stesso!

Poi ho perso la paura, oggi suono: cetra, violino…

É bello! I colleghi mi hanno guardato male: ero diventato così povero da andar per strada? Non han capito che è una cosa bella; di solito per strada non vanno i bravi musicisti, lo fanno per guadagnare qualche soldino.

Cambiavano strada per non passarmi vicino. Ma io non sono stato male, ho compreso che non hanno capito come è bello. E i bambini ti ascoltano fino alla fine. Tanti miei clienti suonano in orchestra o insegnano al conservatorio. Ma non possono suonare in strada perché farebbero brutta figura. La gente penserebbe che non pagano gli insegnanti al conservatorio! Alcuni lo fanno a Vienna o a Monaco dove non li conoscono. Sono anche un po’ gelosi…

Ora suono ogni giorno anche a Caldaro, ieri dalle 18 alle 22,30: c’era sempre gente. Mi danno la mancia, sorridono, mi scrivono lettere. I bambini si ricordano sempre: eseguo alcuni pezzi in cui faccio suonare i campanacci anche ai bambini; suono Heidi, e con le note adatte, suonano con me. Come il gregge d’una volta…

La gente filma e si ricorda per tutto l’anno. Bisogna imparare a vivere e fare del bene. Io guardo sempre i miei ospiti, fra loro vedo sempre anche musicisti c’era una donna che mi guardava e alla fine ho chiesto siete musicisti? Siamo il quartetto d’archi di Torino! E loro noti in tutto il mondo mi hanno chiesto: come fa?

DIECIMILA LIRE

Anni fa, il violino di Maxim Vengerow, un autentico Stradivari, del valore stimato di quattro miliardi di lire, ha avuto un guasto poco prima dell’esibizione del violinista. Klaus Walter l’ha riparato “Ho regolato l’anima, che si trova all’interno del violino. Qui, i decimi di millimetro sono cruciali.” La ricompensa per la riparazione, che ha messo in grado Vengerow di eseguire l’assolo, è stata di diecimila lire.

Federica Mormando