È morto Ennio Vitanza, storico telecronista sportivo e volto della Rai. Aveva 92 anni. Per decenni ha raccontato il calcio attraverso programmi entrati nella storia della televisione italiana, da Domenica Sprint a La Domenica Sportiva, fino a 90º Minuto. Nella sua lunga carriera ha seguito tutti i Mondiali dal 1974 al 1990 e gli Europei dal 1980 al 1988.
Nato a Postumia, a circa 50 chilometri da Trieste, il 27 luglio 1934, Vitanza trascorse l’infanzia a Torino, dove la famiglia si era trasferita per motivi di lavoro. Fu proprio nel capoluogo piemontese che nacque il suo legame con il pallone: prima da giocatore, poi da cronista.
Da ragazzo era riuscito a entrare nelle giovanili del Torino, ma un grave infortunio al ginocchio mise fine alle sue ambizioni di carriera sul campo. Il calcio, però, sarebbe rimasto il filo conduttore della sua vita. «Da ragazzi giocavamo per strada e già allora mi divertivo a fare le telecronache delle nostre partite», aveva raccontato. «L’ingresso nella squadra giovanile del Torino è stato poi determinante per l’avvio della mia carriera».
Negli anni Settanta iniziò a lavorare in Rai come inviato, seguendo soprattutto le partite di Milan, Inter e Atalanta. In breve tempo diventò una delle voci più riconoscibili del calcio televisivo italiano. Tra il 1982 e il 1987 condusse Domenica Sprint, mentre fu protagonista anche de La Domenica Sportiva e di 90º Minuto.
Celebri furono anche le sue interviste ai grandi protagonisti del calcio, da Gianni Rivera a Diego Armando Maradona, fino a Pelé. Un tratto distintivo del suo stile era il modo formale con cui si rivolgeva ai calciatori, dando loro sempre del «lei». Una scelta che Vitanza spiegava così: voleva mantenere «allo stesso livello dello spettatore» il rapporto con l’intervistato.
Il suo racconto sportivo, però, non si fermò al calcio. Tra i ricordi più cari della sua carriera c’erano anche le Olimpiadi di Mosca del 1980 e, in particolare, l’oro conquistato da Pietro Mennea nei 200 metri. Un’altra pagina di sport che Vitanza aveva raccontato con la stessa passione con cui, per decenni, aveva seguito il mondo del pallone.


