
Nel cuore di Savona, a un passo dal Municipio c’è, dietro un austero portone verde, un gioiello che pochi conoscono: l’oratorio di Nostra Signora di Castello.
Per trovarlo sicuramente aperto, bisogna andarci il lunedì o il sabato, sempre di mattina, quando alcuni volontari della omonima Confraternita, la più antica di Savona perché risale al 1270, accolgono i visitatori e li guidano alla scoperta di opere d’arte di gran pregio.
Abbiamo incontrato Paolo Olmo, una vita spesa nell’azienda di famiglia – la storica fabbrica di biciclette Olmo – oggi appassionato custode dell’Oratorio acquistato dalla Confraternita che si è impegnata a custodire e preservare questo luogo con le sue opere d’arte.
– Signor Olmo, entrando nell’Oratorio, si viene folgorati da un polittico che riluce sopra l’altare maggiore. Che storia ha?
“È un’opera datata 1490, siamo quindi in pieno Rinascimento. Gli autori sono due, un lombardo Vincenzo Foppa, bresciano e un nizzardo, Ludovico Brea. È tutta in legno ed è conosciuto come il Polittico della Rovere”.
– Conservarla in buone condizioni è davvero un’impresa?

“Si lo è pensando alla necessità di restauri molto onerosi però siamo ripagati dalla sua bellezza riconosciuta anche dai critici più severi.
Pensi che Vittorio Sgarbi si prenotava, spesso di notte, per stare mezz’ora davanti alle storie raccontate nei diversi pannelli.
Al tempo dell’Expo, il comune di Milano aveva chiesto di esporre la parte centrale in Palazzo Reale ma molti confratelli, io stesso ero contrario, si opposero e le Belle Arti per fortuna diedero parere negativo al trasferimento”.
– In oratorio ci sono altre presenze lombarde?
“Certo qui ha lavorato Giuseppe Petonti, bergamasco, autore dei delicati stucchi tardo rococò che adornano le pareti e la volta, uno diverso dall’altro”.

C’è poi una occasione, che risale alla notte dei tempi, per poter ammirare fuori dall’Oratorio tre capolavori dell’arte scultorea lignea. L’occasione è la Processione del Venerdì Santo quando per le vie del centro vengono portate in processione le casse che raffigurano le stazioni della Via Crucis.
La Confraternita di Nostra Signora di Castello sfila portando la cassa del Cristo morte in Croce, quella che ritrae La Deposizione dalla Croce, e infine la Pietà.
Saper portare a spalla queste casse, guidati dai rintocchi delle mazzette sulle stanghe, richiede una perizia non comune.
Paolo Olmo è uno dei due Capocassa responsabili delle casse processionali e coordinatori del lavoro dei portatori.
“Tenga conto che ogni cassa pesa diversi quintali, la Deposizione dalla Croce ne pesa 18, comprese le batterie che illuminano tutta la composizione. Quindi per tutto il percorso si alternano almeno 110 persone divise per squadre”.

– Sono tutti confratelli i portatori?
“Molti lo sono, altri sono credenti magari non praticanti, molti ancora sono ferrovieri perché siamo gemellati con il loro dopolavoro.
Ecco quello che accomuna tutti è l’accettazione di una grande fatica fisica consapevoli però che ognuno fa la sua parte con orgoglio“.
Alessandra Rissotto



