Si era trasferito a Milano da Genova ancora studente, per cercare lavoro nell’editoria. Si era affermato prima all’Avanti! e poi al Corriere della Sera. Era schierato in politica, ma convinto che il giornalista non è un propagandista; è un tramite tra i fatti, le idee e la società. Dei giornali, secondo la sua concezione, sono autori tutti i redattori, la redazione intera: in alto il direttore e le grandi firme, in basso i giovani esordienti; e insieme tutti quelli che concorrono ad un prodotto che deve essere libero, professionale, autorevole. Una categoria come quella della stampa può essere coesa, compatta, senza per questo cadere nel corporativismo. Negli anni ’60 e ’70 quella di Giorgio Santerini era sostanzialmente un’eresia. In molti pensavano che la politica, i partiti, i governi avessero il diritto, e magari il dovere, di dettare l’agenda a tutti i “corpi intermedi”.

Ma lui aveva una straordinaria capacità di comunicare agli altri le proprie idee e di indirizzarli verso obiettivi comuni. Riuscì a convincere colleghi di diverse testate, e di orientamenti politici contrapposti, che il sindacato poteva essere così. E che i più brillanti, le “firme” – si pensi a Tobagi – non dovevano trascurare le rappresentanze di categoria; era bene che si impegnassero in prima persona. Alla fine degli anni ’70 nacque a Milano quel gruppo che si chiamò Stampa Democratica, inizialmente protagonista di polemiche aspre. Ma presto si affermò e prese spazio. Voleva giornalisti ben retribuiti, perché si è forti e autonomi se non si deve dire “grazie” a poteri vari. Tobagi assunse la carica di presidente dell’Associazione Lombarda, e contemporaneamente mantenne un ruolo di punta tra gli inviati del Corriere. Nel 1980 venne assassinato dai terroristi della Brigata 28 marzo e Santerini gli succedette: fu un atto di coraggio nel clima di quell’epoca. Mantenne per dodici anni la guida della Lombarda, e poi assunse fino al ’96 la segreteria della Federazione della Stampa. Un periodo nel quale si riuscì a superare vecchie contrapposizioni di correnti, e la compattezza favoriva conquiste importanti nei contratti di lavoro. L’idea originaria di Giorgio, che si potesse essere d’accordo nel sindacato anche se lontani in politica, aveva dato frutti importanti. Frutti preziosi tanto per gli addetti ai lavori quanto per il progresso democratico del Paese. Sappiamo bene che le conquiste come la libertà di stampa non sono al sicuro da minacce, dunque vanno difese e confermate nel tempo; ce lo ricorda spesso il Presidente Mattarella. E in questo l’insegnamento di leader come Santerini ci aiuta e ci accompagna.
Marco Volpati



